Le passioni vanno e vengono ma gli amigurumi trovano sempre il loro posto. A volte piccoli altre volte – meno frequenti – più elaborati.
Iniziare il lavoro con il magic loop e girare a spirale intorno a qualcosa che ancora non c’è è un rituale che le mie mani non possono evitare per molto tempo.

È un elfo, un folletto o un bimbo tirolese con cappello a punta. Chiamiamolo come ci pare ma come resistere al sorrisetto ingenuo e agli occhi – sì, a palla ma – che brillano? E vogliamo aggiungere la frangia pettinata, la borsa di spago, la pancia morbida, la mano protesa…

Non sta in piedi da solo, per scelta e per svariate leggi fisiche e statiche. Lo volevo con braccia e gambe morbide, senza nessun irrigidimento, come una bambola di pezza. 
La scelta del cotone, devo ammetterlo, premia sempre; unica deviazione su un gomitolo di misto lana-alpaca per i capelli e l’effetto finale mi è subito piaciuto. È alto ben 26 cm, dalla pallina di feltro sul cappello alla suola degli stivali.
È ufficiale. Il cesto dei lavori in corso dice che presto avrà una compagnia femminile.
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